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IL CPTV RAI DI NAPOLI IN CRISI: LA SOAP OPERA UN POSTO AL SOLE A RISCHIO CHIUSURA (SE I COSTI NON VENGONO ABBASSATI DEL 20%)

6 dicembre 2009

https://i1.wp.com/static.blogo.it/blogapuntate/vlcsnap67002.pngChe la Rai stia vivendo un periodo di crisi, è sott’occhio di tutti. In quanto azienda con ovvi sbocchi commerciali, nonostante il suo essere profondamente pubblica, è stata colpita anch’essa da un periodo di forte crisi che ha attraversato tutti quanti i settori dell’industria mondiale. Riduzione di costi, risorse tese ai minimi livelli, stipendi abbassati: sono solamente alcuni dei provvedimenti messi in atto pur di rientrare nei ranghi e di abbassare il tono e il livello delle conseguenze, economiche soprattutto. La Rai, per evitare uno sconquasso generale, starebbe pensando di chiudere il Centro di Produzione a Napoli, già profondamente in crisi, come affermano Claudio Fiorentini, Vincenzo Buono e Nicola Egidio, responsabili del comparto televisivo rispettivamente per Uilcom Uil, Fistel Cisl, e per Ugl Telecomunicazioni.

Una situazione di incertezza, grave e pericolosa, incombe sul Centro di produzione TV Rai di Napoli e sull’indotto campano a causa di tagli e ridimensionamenti. Una contingenza, in termini industriali, che rende l’immagine della fabbrica partenopea in una preoccupante crisi. Il Centro Rai di Napoli che nel passato veniva considerato il fiore all’occhiello per sceneggiati e varietà, oggi invece, è stato mandato in letargo assistendo all’elargizione di ingenti fondi alle sedi di Roma e Milano. Il budget per la gestione del personale di Napoli stanziato per l’anno in corso, non tiene conto del crescente aumento dei lavoratori reintegrati legittimamente per causa, evidenziando di fatto una discriminazione. Oggi Roma preferisce affidare ad appalti la realizzazione di produzioni televisive lasciando gli studi televisivi di Napoli inutilizzati ed i lavoratori del CP TV, aumentati, in una situazione di inattività . Tutto ciò contravviene ai piani industriali dei direttori generali sin qui succedutisi in cui l’utilizzo delle risorse interne per minor spreco di denaro pubblico, ne costituisce la base essenziale.

Aldilà degli effetti che questa crisi avrebbe su un piano prettamente storico – la chiusura di un centro di produzione televisivo si accompagna ad una lunga carrellata di ricordi, a proposito delle trasmissioni realizzato in esso –, bisogna anche ragionare su un piano piuttosto contemporaneo. La chiusura di questo centro, famoso, importante, cosa comporterebbe ai fatti? Si vocifera di una conclusione della soap opera Un posto al sole, tra l’altro un qualcosa di cui si è già vociferato visto che rischierebbe anche nel momento in cui i costi non venissero abbassati del 20%. Continua, quindi, l’allarme dei sindacati ripreso dal Corriere del mezzogiorno.

Il centro napoletano rappresenta la più importante officina culturale del Sud, non può essere mortificato con l’ unica produzione di “Un Posto al sole” già a basso costo ed a rischio se i costi non saranno ridotti ancora del 20%, mentre la linea seriale “La Squadra” è stata sospesa e a Napoli viene negato un posto di rilevanza nel palinsesto degli altri generi di commessa che meriterebbe per le elevate professionalità e l’estrema dedizione dei lavoratori. La riduzione del deficit aziendale passa attraverso il blocco degli appalti con il potenziamento e la valorizzazione del Centro produzione di viale Marconi, per la stabilità occupazionale attraverso la regolarizzazione del precariato, soprattutto tenendo presente che Napoli è una straordinaria location naturale.

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