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BIANCA BERLINGUER NUOVA DIRETTRICE DEL TG3: “TANTA CRONACA E SOCIETA’, MENO PASTONI E QUALCHE EDITORIALE IN STILE CURZI”

16 ottobre 2009

https://i2.wp.com/www.telegiornaliste.tv/public/BIANCA_BERLINGUER_07-07-2005__04.jpgIn una giornata così particolare come quella di ieri, caratterizzata da telefonate non ricevute, da richiami in CdA di direttori di rete e di direttori di telegiornali, passa silenziosamente quella forse più imponente che vede un importantissimo cambio alla guida di uno dei telegiornali più seguiti della televisione italiana, il Tg3. Il notiziario della terza rete, nato sul finire del 1979, aveva veduto come direttore dal 2001, fino al 12 ottobre 2009, il giornalista Antonio Di Bella che passa la staffetta alla brava Bianca Berlinguer, che si è fatta conoscere dal pubblico a casa in questi anni per essere stata una delle più amate giornaliste della testata. Tante le novità promesse agli affezionati telespettatori, ma una in particolare: l’ispirarsi vivamente agli otto/nove anni di direzione Curzi, da cui trarre il meglio e cercare di renderlo tale anche oggi. Qualche editoriale, niente pastoni per parlare della politica, alla quale ci si approccerà in altro modo attraverso due interviste da un minuto ad esponenti politici opposti, e tanta, tanta cronaca e società. Ecco come ne parla la nuova direttrice del telegiornale in questo pezzo de Il velino.

Tanta cronaca e società, un po’ di politica (senza pastoni), qualche inchiesta e se necessario anche editoriali. Ma in stile Curzi: “Mai contro e che rappresentino l’opinione della redazione”. E poi modalità espressive non convenzionali che rendano il Tg3 riconoscibile. Eccolo il piano editoriale di Bianca Berlinguer, alla guida del Tg3 da pochi giorni, e ascoltata oggi in audizione in commissione di Vigilanza. ”Nel mio tg – ha premesso – ci sarà spazio per la politica ma ancor più per la cronaca e la società, tenute in questi anni un po’ da parte… Cercherò non dico di cancellare ma di ridurre fortissimamente il pastone: quella roba non serve a niente, né ai cittadini, né ai giornalisti. È un modo vecchio di raccontare la politica…” Meglio, invece, “raccontarla attraverso due interviste di un minuto ciascuno, tutti i giorni ai singoli esponenti politici, nel tentativo di far arrivare tutto molto meglio”.

Una Berlinguer che guarda al modello Curzi e alla “specificità” del suo Tg3; ma che non dimentica i risultati di Antonio Di Bella. E una Berlinguer che rispedisce al mittente le accuse di faziosità: “Non mi considero una giornalista militante. Credo di non esserlo mai stata. Una cosa è esprimere le proprie idee, altro è assumere una posizione faziosa e militante. Se avessi avuto ambizioni di posizionamento avrei fatto altro, avrei fatto politica e sarei entrata in Parlamento. Ma tutto questo mi è stato riconosciuto – ha chiosato – quando il cda mi ha votato all’unanimità”.

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